Quanti utenti modificano il motore di ricerca predefinito?

Dopo la scelta Mozilla di sostituire Google con Yahoo come motore di ricerca predefinito di Firefox (negli USA), Apple starebbe valutando di fare la stessa cosa con Safari (sia su Mac OS X che iOS).

Quanti utenti modificano il motore di ricerca predefinito del proprio browser? Più nello specifico, quanti utenti eventualmente ripristineranno Google come motore di ricerca predefinito?

Le risposte alle due domande determineranno se Google nel prossimo futuro dovrà cominciare a preoccuparsi: mai dimenticare che Yahoo si appoggia all’infrastruttura di Bing (Microsoft) ed al suo network di advertising che già consente di importare campagne pubblicitarie da AdWords.

UE vs. Google: “legge ad motorem”?

Riassunto delle puntate precedenti. Il timore è sempre lo stesso, ovvero che il legislatore non abbia la minima idea su cosa stia legiferando e che le reali finalità dell’iniziativa non siano del tutto chiare (lobbie editoriali col dente avvelenato?), per poi concludersi con risultati ridicoli e benefici scarsamente significativi per gli utenti finali.

Detto ciò, a scanso di equivoci, già da qualche anno Google è la mia terza scelta dopo DuckDuckGo (i !Bang provocano dipendenza!) e Ixquick.

Il crowdfunding può sostituire l’advertising online?

Google ha presentato Contributor, un esperimento-pilota per capire se l’advertising online può essere sostituito – o quantomeno affiancato – dal crowdfunding.

Tradotto: niente pubblicità sui siti in cambio di donazioni. La vedo dura; tuttavia, il sistema pensato da Google ha la sua originalità: consente di riconoscere il “contributore” mostrandogli un messaggio di ringraziamento là dove gli altri visitatori continuerebbero a vedere la consueta pubblicità (adblock et similia permettendo).

La fretta di Microsoft di obnubilare Nokia.

La presentazione di Nokia N1, il nuovo tablet commissionato a Foxconn, rende tutto molto più chiaro: l’ex colosso finnico vuole tornare il prima possibile nel mercato consumer-mobile, e se non può farlo subito per gli smartphone (l’accordo con Microsoft è vincolante fino a fine 2016), altresì non c’è alcuna preclusione per tablet e wearable.

Resta da vedere se affidarsi Foxconn fa parte di un’ipotetica fase uno, in attesa di ricostituire una propria struttura produttiva, oppure se le concessioni ad hoc del marchio fanno parte di un nuovo business a lungo termine.

In ogni caso c’è chi comincia già a sognare un Nexus N(okia).