Anche Google avrà il suo ecosistema universale.

Sundar Pichai ha nominato Hiroshi Lockheimer responsabile della divisione ingengneria di ChromeOS. La coincidenza è che Lockheimer è anche responsabile della divisione ingnegneria di Android.

Se ci aggiungiamo che già da tempo è possibile eseguire App Android in ChromeOS e l’omogeneità UX cross-device di Android 5 con Material Design, le intenzioni di Google risultano alquanto chiare: il robottino verde fagociterà ChromeOS e se la giocherà con Windows.

Apple SIM.

Un “dettaglio” dei nuovi iPad, forse non ben evidenziato dall’informazione mainstream, è l’introduzione della SIM programmabile (associabile ai vari operatori). Per ora solo in USA e UK.

Facile immaginare la reazione a catena che si verificherà quando Apple deciderà di rendere tale SIM non rimovibile, facendo sparire l’apposito slot dai suoi dispositivi.

I nuovi Nexus 6, 9 e Player.

Con Nexus 6, prodotto da Motorola, anche Google si butta sui phablet. Hardware all’ultimo urlo, Android 5 Lollipop… e l’addio ai tradizionali prezzi Nexus: 32gb/569€, 64gb/649€.

Rinnovata l’offerta tablet con Nexus 9 prodotto da HTC, anche qui hardware all’ultimo urlo con CPU 64-bit NVIDIA Tegra K1 e GPU 192-core Kepler. Spunta la tastiera fully-responsive (venduta separatamente) che fa il verso agli ibridi simil Surface.

Poi c’è Nexus Player, prodotto da Asus, che ricorda vagamente il tentativo già fatto con Nexus Q; questa volta però ci hanno infilato dentro anche una game console.

La (finta?) privacy sta diventando un nuovo fattore di marketing.

Google ha annunciato che Android L abiliterà di default la crittografia dei dati. Già da 3 anni il robottino offre la possibilità agli utenti di crittografare i propri dati, ma la mossa giunge in contemporanea al fatto che Apple ha annunciato la stessa cosa con iOS 8.

Sia Google che Apple sostengono che sarà impossibile per loro decrittografare i dispositivi o accedere a dati crittografati, anche su “gentile richiesta” degli enti governativi.

Noi ci crediamo sulla fiducia.

Il risveglio di Intel.

Intel ha in comune con Microsoft il fatto di aver sonnecchiato nel settore mobile; risultato: iPhone, iPad e la stragrande maggioranza di smartphone/tablet Android sono dotati di architettura ARM.

Così come Microsoft ha iniziato il risveglio con Windows Phone (che a brevissimo ingloberà Windows RT per poi fondersi definitivamente nel prossimo Windows “universale”), Intel si sta destando con la sua nuova architettura Core M Broadwell (già in cantiere la seconda generazione).

Se non è una rivoluzione, poco ci manca: processo produttivo a 14nm, rispetto agli Intel Core di quarta generazione si hanno delle dimensioni ridotte del 50%, da 18 W si passa a 4,5 W (fanless reale, quindi con dissipazione passiva), prestazioni aumentate del 40%, autonomia aumentata del 20%. I primi benchmark sembrano confermare il salto evolutivo.

Tutto questo come si traduce per gli utenti finali? E’ possibile ipotizzare che entro 3 anni il proprio smartphone sarà di fatto un PC (Windows “universale” casca a fagiolo) che l’utente medio potrà utilizzare ovunque, ufficio compreso (con connessioni wireless alle docking station).

Il PC non è morto, si è fatto smart. ;-)