La (finta?) privacy sta diventando un nuovo fattore di marketing.

Google ha annunciato che Android L abiliterà di default la crittografia dei dati. Già da 3 anni il robottino offre la possibilità agli utenti di crittografare i propri dati, ma la mossa giunge in contemporanea al fatto che Apple ha annunciato la stessa cosa con iOS 8.

Sia Google che Apple sostengono che sarà impossibile per loro decrittografare i dispositivi o accedere a dati crittografati, anche su “gentile richiesta” degli enti governativi.

Noi ci crediamo sulla fiducia.

Il risveglio di Intel.

Intel ha in comune con Microsoft il fatto di aver sonnecchiato nel settore mobile; risultato: iPhone, iPad e la stragrande maggioranza di smartphone/tablet Android sono dotati di architettura ARM.

Così come Microsoft ha iniziato il risveglio con Windows Phone (che a brevissimo ingloberà Windows RT per poi fondersi definitivamente nel prossimo Windows “universale”), Intel si sta destando con la sua nuova architettura Core M Broadwell (già in cantiere la seconda generazione).

Se non è una rivoluzione, poco ci manca: processo produttivo a 14nm, rispetto agli Intel Core di quarta generazione si hanno delle dimensioni ridotte del 50%, da 18 W si passa a 4,5 W (fanless reale, quindi con dissipazione passiva), prestazioni aumentate del 40%, autonomia aumentata del 20%. I primi benchmark sembrano confermare il salto evolutivo.

Tutto questo come si traduce per gli utenti finali? E’ possibile ipotizzare che entro 3 anni il proprio smartphone sarà di fatto un PC (Windows “universale” casca a fagiolo) che l’utente medio potrà utilizzare ovunque, ufficio compreso (con connessioni wireless alle docking station).

Il PC non è morto, si è fatto smart. ;-)

iSheep, ogni recinto ha le sue pecore?

iSheep

L’articolo di David Glance su Slate, (tradotto da Il Post) sulla psicologia degli Apple fan e le ragioni per le quali attacchiamo o difendiamo un brand, si conclude così:

Quindi, prima di accusare qualcuno di essere una iPecora, ricordatevi che la ragione per cui lo fate è che a vostra volta probabilmente fate parte di un altro gregge.

Poi ci sono anche delle strane pecore, una rarità: quando vedono il recinto restringersi provano a saltarlo. ;-)

Le Bing Apps diventano MSN Apps, anche per Android e iOS.

Le Bing Apps, imprescindibili per chi utilizza Windows Phone, diventeranno MSN Apps; oltre ad un re-branding verranno offerte maggiori funzionalità ed una completa integrazione con MSN (che intanto si sta rifacendo il trucco, al momento visibile solo con Internet Explorer).

Entro la fine del 2014 saranno rilasciate le rispettive versioni per Android e iOS: un’apertura spesso non ricambiata, ma fondamentale per farsi conoscere ed apprezzare dalla massa critica.